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Sanitŕ

Quando il medico deve curare il dolore

Rossi:'Toscana all' avanguardia ma manca ancora una cultura di fondo'
 

PER ANNI č stata la battaglia solitaria di una minoranza, adesso, grazie al dibattito su eutanasia e testamento biologico, anche la lotta al dolore diventa un caso. E mentre il ministro Turco propone di mettere la cannabis in farmacopea, abolire il ricettario speciale per gli oppiacei e introdurre l' epidurale per i parti nei livelli essenziali di assistenza, la Toscana, ancora una volta, si scopre all' avanguardia: su richiesta, vari ospedali possono infatti giŕ ora ordinare all' estero i cannabinoidi per uso terapeutico, mentre il consumo di farmaci oppiacei č in media piů che doppio di quello nazionale (2,5 dosi giornaliere per 1.000 abitanti nel 2006, contro l' 1,2); quasi ovunque, dove si pratica, l' epidurale č giŕ gratuita. E il primo hospice della regione, quello di Livorno, struttura residenziale per malati terminali di modello anglosassone, risale al 2002. Ora, con il nuovo piano sanitario, la Regione affronterŕ di petto la lotta al cosiddetto «dolore non necessario». E perň, nemmeno in Toscana mancano le ombre. A fronte di un totale di 24 mila medici, per esempio, sono stati ritirati nelle Asl soltanto 6.380 ricettari speciali per la prescrizione degli oppiacei, mentre ancora piů preoccupante č il segnale che viene da una indagine fra gli operatori sanitari: da cui risulta che, mentre quasi tutti (95%) riconoscono la necessitŕ di alleviare le sofferenze di un cittadino ricoverato in ospedale, ben il 52% dei medici e il 75% degli infermieri č convinto che l' uso di morfina provochi effetti collaterali da evitare. Circa un terzo, inoltre, degli uni e degli altri, pensa che sia utile, per capire se un paziente prova davvero dolore o esagera, ricorrere a un placebo. Mentre anche sull' epidurale gravano ombre: in alcuni ospedali si fa nel 60-70% dei parti, in altri solo nel 5-10%. «Molto sta cambiando, che la sanitŕ debba allargare i confini della terapia anche alla cura del dolore č ormai chiaro, ma quel che ancora manca č una cultura di fondo» riconosce l' assessore alla Salute della Regione Enrico Rossi. «La formazione del personale sanitario č indietro, e di lotta al dolore si occupano ancora soprattutto gli specialisti, gli oncologi, gli algologi, i leniterapisti. Il nostro obbiettivo, ora, č che diventi un elemento normale del servizio sanitario». Oltre che un diritto di cui nemmeno il cittadino toscano «č ancora del tutto consapevole». La svolta, dice Rossi, risale perň giŕ a un anno fa, con l' avvio da parte della Commissione regionale di azione di lotta al dolore (di cui fanno parte Universitŕ, professionisti di terapia del dolore, medici di medicina generale, infermieri, i responsabili dei Centri antidolore di Asl e ospedali, rappresentanti di cittadini come Cittadinanza Attiva, il Tribunale dei diritti del malato) di una vera e propria marcia a tappe forzate: con la promozione di master universitari, di corsi di formazione dentro gli ospedali, ma anche di una campagna di «sensibilizzazione etica» rivolta a tutti i cittadini. Obiettivo: preparare fin dall' inizio i futuri medici (a partire da quelli di base) e infermieri ad affrontare non solo la cura della malattia, ma anche il dolore che vi č connesso. Nonché la prospettiva della morte: imparando, come spiega Piero Morino, responsabile dell' Unitŕ funzionale di cure palliative - leniterapia dell' Azienda 10, ad «accompagnare i pazienti alla fine della vita facendosi anche umanamente carico di loro». Con un' avvertenza: che, nella programmazione degli interventi, terapia del dolore (il cui luogo deputato resta l' ospedale con la sua dotazione tecnologica) e cure palliative per i malati terminali (di cui la cura del dolore č solo una parte, e che si svolgono soprattutto nelle case, o negli hospice), «non vengano confuse». E perň sapendo, dice Morino, che «alle spalle di molte richieste di buona morte puň esserci proprio un mancato, o errato, trattamento del dolore». Cosě, mentre finora certe strutture specializzate (come Careggi) hanno raggiunto assoluti livelli di eccellenza, «a mancare», nota il dirigente del Dipartimento Salute della Regione Galileo Guidi, «sono state le competenze diffuse», quelle per cui medici e infermieri di qualunque reparto sanno subito capire i bisogni dei malati, o togliere il dolore ai traumatizzati nei Pronto Soccorso invece di lasciarli a soffrire. «La cui promozione, perciň, dovrŕ essere, d' ora in poi, accanto al trattamento dei casi gravi, compito delle stesse strutture specializzate: dalle Unitŕ funzionali di cure palliative, ai Centri antidolore degli ospedali». «Gli strumenti per mettersi al lavoro ci sono giŕ», assicura Rossi: a partire dal progetto Ospedale senza dolore (Osd), giŕ in atto in tutta la Regione, con un Comitato che in ogni struttura coordina tutti gli interventi (dall' elaborazione di protocolli condivisi per la valutazione e il trattamento del dolore, all' adozione del «regolo del dolore», sorta di termometro giŕ distribuito ma finora poco usato, i cui dati inserire in ogni cartella clinica). Ed esiste giŕ, ma andrŕ resa ovunque efficiente, la Rete aziendale per le cure palliative, che in ogni Asl tiene collegati tutti i «nodi operativi» in ospedale e nel territorio: case, ambulatori, hospice, 15 dei quali apriranno in tutta la regione nel corso del 2007, «nuovi protagonisti», dice l' assessore, «della prossima partita della lotta al dolore». Tenendo ben fermo il criterio, fondamentale in questo campo, della «rete», ovvero della continuitŕ delle cure. I soldi? Solo per le assunzioni di nuovo personale negli hospice, serviranno milioni di euro. E perň, avverte Rossi, «le Asl non avranno bisogno di aprire nuovi capitoli di spesa. Basterŕ rendere piů appropriata e razionale la spesa farmaceutica». nelle asl A fronte di 24mia medici nella nostra regione sono stati ritirati nelle Asl soltanto 6.380 ricettari speciali per la prescrizione degli oppiacei l' epidurale Livia Turco vuole introdurla per i parti nei livelli essenziali di assistenza La Toscana č avanti: dove si pratica č giŕ quasi ovunque gratuita

 MARIA CRISTINA CARRATU

(dal sito della Regione Toscana)

Centro Terapia del Dolore Italiano




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